Critica musicale

Luigi Negretti Lanner

Provate ad immaginare di leggere una pubblicazione riguardante il campo di conoscenza che più vi è familiare, e di accorgervi come in essa siano affastellate, ad un livello più o meno grammaticalmente accettabile, teorie e nozioni risapute, prese qua e là da altre pubblicazioni anche molto note, se non addirittura di dominio pubblico, e che per di più il pretestuoso autore, nel trascrivere ciò che non è suo, a causa dei propri limiti, ne abbia infine tratto un vero e proprio "pasticcio" indigeribile ad un lettore con una conoscenza della materia sufficiente per poter esprimere una critica di ciò che sta leggendo. Ebbene stupirà più di qualcuno, essendo gli italiani un popolo perlopiù musicalmente analfabeta (nel senso letterale del termine “analfabeta”, musicalmente parlando), a causa della pressoché totale assenza di formazione musicale nella nostra scuola, nel campo delle opere musicali è la medesima cosa.Come nel leggere e nello studiare su argomenti di qualsivoglia natura, anche nell'ascoltare e analizzare le opere musicali ci si può render conto, se dotati di una conoscenza sufficiente, se l'opera stessa sia un'insieme di rimasticature più o meno ben disposte, oppure qualcosa di realmente interessante, e nei casi migliori, di sorprendente. Ma a quale tipologia di produzione musicale ci riferiamo dunque, nell'additare alla platea tale sì fatto crimine dell'intelletto? Focalizzeremo la nostra attenzione su quelle terre di mezzo che intercorrono tra la musica d'arte e la musica popolare, oggi collocate in un mercato il cui fruitore-tipo è quel settore di pubblico di cui si può trovare una graziosa descrizione nella Introduzione alla sociologia della musica di T. W. Adorno, i cui membri amano sentirsi intenditori e “al passo con i tempi”, pur non manifestando alcuna voglia, o capacità, di compiere lo sforzo intellettuale sufficiente per accostarsi alla produzione artistica contemporanea. Il desiderio di questa tipologia di ascoltatore di sentirsi partecipe della contemporaneità dell'arte musicale è appagato semplicemente dal dato anagrafico del compositore e dalla contraffazione ideologica veicolata dalla propaganda editoriale che ne promuove il “prodotto”.
Da un punto di vista musicale-compositivo, la produzione di questo tipo di musica si basa immancabilmente sul sistema tonale, in modalità che vanno dal bécero al modesto. E così ci vediamo sovente offrire dai principali attori agenti nei canali di diffusione della cultura come internet, radio, televisione, stampa, modeste o anche modestissime opere di brillanti artigiani quali Allevi, o Morricone, o Piovani, o Rota, per fare degli esempi di nomi dall' ottima diffusione mediatica, talvolta come oggetti di qualche interesse nel campo della musica d'arte. D'altronde molta parte del pubblico, in ragione delle carenze formative di cui sopra, non avrebbe facile accesso ad opere significative come quelle di Petrassi, di Berio, di Donatoni, di Maderna, solo per citare alcuni importanti e universalmente noti compositori del nostro recente e recentissimo passato; ma forse una buona parte di questo pubblico a questi autori si potrebbe interessare e magari decidere di approfondirne l'opera, così come si fa con qualsiasi altro percorso della nostra conoscenza, se solo gliene venisse offerta l'occasione tramite una formazione adeguata. Pretendere che un individuo totalmente digiuno di cultura musicale possa riuscire a comprendere, perlomeno ad un livello intermedio, opere musicali di una certa complessità restando al contempo confinato nel proprio digiuno culturale, sarebbe come pretendere da una persona incapace di leggere e scrivere le lettere dell'alfabeto di essere in grado di cavare qualcosa al di là del senso immediato di una frase, del colore, magari particolarmente “orecchiabile” di un singolo periodo, da un testo letterario semplicemente ascoltato e non letto, anche solo di media difficoltà. Ad alcuni questo paragone potrebbe sembrare una forzatura, eppure lo stesso ascolto di un'opera di qualsiasi epoca e di qualsiasi tradizione (popolari incluse) è influenzato, e in modo significativo, dalla capacità di chi ascolta di trovare riferimenti, analizzarne la forma, confrontarne il significato con altre opere. Per poter accedere a questo tipo di ascolto è necessaria una cultura musicale vera e propria, e aver studiato la grammatica, la sintassi e le forme, almeno nei loro profili storici e critici principali, sono i requisiti minimi richiesti. Questa conoscenza, la cultura musicale, ai cittadini italiani (ma non solo) che non seguano un percorso formativo specialistico e al contempo illuminato, è pressoché totalmente negata, perché didatticamente assente, o enormemente carente, nell'iter scolastico, a partire dalla scuola dell'obbligo. La naturale conseguenza di tutto ciò, complice il contesto culturale mass-mediatico-tardo-industriale che oggi ci attanaglia, è l'inevitabile incapacità critica nei confronti della totalità della produzione musicale da parte del pubblico più vasto, a tutto vantaggio di un mercato che troppo spesso offre sui banchi ritagli pastorizzati di carogne imputridite spacciandoli per “prodotti di giornata”.